Montagnana nata sotto il segno del Leone

9 Dic 2018Luoghi0 commenti

Montagnana ha sempre esercitato su di noi un fascino antico. Quello dei castelli medioevali. Lo stato di conservazione delle mura, è straordinario. Stupore autentico, nel vedere come gli uomini, in questo luogo, non abbiano stupidamente e avidamente violentato le mura, addossandovi orrendi volumi commerciali o residenziali.

Tutto è rimasto intatto. Onore a quei cittadini.

Sandro Zanotto dedicò un articolo a questa bella cittadina, nel febbraio del 1990, quando la super strada che collegava a Legnago, ancora non esisteva. Come sempre, l’articolo era contenuto nelle pagine della Rivista.

Montagnana, nata sotto il segno del Leone

Nonostante il suo nome, sulla cui origine fervono le ipotesi degli studiosi di storia locale, Montagnana sorge nel cuore della pianura, in un vero crocevia in cui confluiscono le antiche strade che attraversano la bassa padovana.

È quindi conseguente a questa posizione geografica, la sua vocazione a diventare un centro fortificato, fin dai tempi più remoti.

Da qui la sua storia aristocratica e il suo ruolo direttivo sul territorio circostante.

La sua celebre cinta muraria, rivelata nell’800 da Camillo Boito, non si nota quindi da lontano, come capita per i castelli sulle alture; ma ci balza addosso all’improvviso come un inatteso sortilegio apparso da una evocazione magica.

Non sono espressioni retoriche, perché Napoleone Parolo, del Centro Studi sui Castelli di Montagnana ha scoperto da poco che il singolare orientamento obliquo della Rocca degli Alberi e del giro delle mura non è stato determinato da motivi geografici o strategici, ma è stato concepito esclusivamente su presupposti astrologici.

È una cerchia muraria nata sotto il segno del Leone.

Si tratta di un segno dello zodiaco che è divenuto animale araldico dal tono guerresco. È anch’esso uno dei simboli di antica nobiltà che abbiamo incontrato prima di arrivare alle mura da Vicenza, riferimenti agli uccelli che ancora nidificano tra queste pietre ormai solo decorative.

Araldica

Abbiamo superato infatti il paese di Pojàna Maggiore, dove il nome del falco comune nel Veneto è accoppiato a quello di un antico calendario rustico che si continua ai nostri giorni.

Siamo passati anche per Cicogna, il cui nome venne dato a una delle torri delle mura.

Qui una villa decaduta dal glorioso passato fa pensare al Capitan Fracassa che era barone di Sigognac.

La sua colombaia ci conduce invece al toponimo ricorrente che si riferisce ai colombi.

Non è casuale, perché nella canna vuota della torre del Mastio di Castel San Zeno svolazzano numerosi i colombi, i cui avi remoti venivano allevati proprio qui come piccioni viaggiatori.

Uno dei loro discendenti, schiacciato sull’asfalto dalle auto del parcheggio, trova di nuovo la sua immagine di animale araldico, blasone di una famiglia scomparsa.

Rocca e Mastio

Queste mura, con il dominio della Repubblica di Venezia, e il conseguente spostamento del confine nel Cinquecento, sono divenute inutili sul piano militare.

Sono rimaste come simbolo urbano, divenute quasi stemma cittadino col Mastio di San Zeno, rappresentato da cento artisti antichi e mai riconosciuto dalla storiografia ottocentesca, come per un disegno del Giorgione in cui ancor oggi si vuole vedere le mura di Castelfranco.

Ora nel castello fervono i lavori di restauro [l’articolo è del 1990. N.d.R.], perché Montagnana moderna ha riscoperto il suo passato di città d’arte e nobiltà; con esso le sue mura.

 

Nel castello restaurato dovrà sistemarsi il Museo protoveneto e archeologico, ora disperso in tre sedi di fortuna.

Nella Rocca degli Alberi si è invece sistemato un Ostello della Gioventù, in un progetto globale che tende a recuperare in senso moderno tutta la città antica. Salvando così dal degrado il centro storico bellissimo e tutto vincolato; ma nello stesso tempo salvaguardandolo dal pericolo dell’impoverimento economico e sociale.

L’ostello, dal 2006 non è più nella Rocca degli Alberi, dove si trovava dal 1963. Si trova oggi a pochi passi, e avrebbe un sito web, se si trovasse un gestore della struttura…

Centro storico e prosciutti

Nel secondo dopoguerra infatti, la città ha visto ridursi la vitalità economica, con un preoccupante calo demografico.

Accanto ai piani di recupero urbanistico si stanno quindi realizzando iniziative economiche e la riqualificazione dei quartieri.
Dentro l’anello delle mura si trova infatti un centro storico porticato di civile bellezza, il cui pregio principale, al di là degli edifici monumentali, è nella struttura urbanistica e nell’insieme.

Molto opportunamente si sta attuando per esso un piano di viabilità che ne realizzi la piena valorizzazione, nel rispetto delle caratteristiche, cioè strade in ciottolo, marciapiedi in trachite, studio particolare dell’illuminazione.

In questo centro, dalle finestre aperte di una bella casa liberty in via Matteotti, si vedono file di prosciutti appesi a stagionare.

Poco lontana è la sede del Consorzio Prosciutto Veneto Berico-Euganeo, da poco consacrato D.O.C.. Montagnana è infatti la capitale del prosciutto dolce, avendo antiche tradizioni in materia, che escludono l’uso di qualsiasi additivo chimico [se non altro nel 1990. N.d.R.].

Al prosciutto di accompagna la costituzione di una zona agroindustriale-commerciale che ha già richiamato grosse industrie nel Comune e una centrale ortofrutticola che mira alla riqualificazione della prosuzione della zona, anch’essa di vecchia tradizione da recuperare.

Architettura e arte

Tutto il centro storico del resto mostra l’immagine di una città che vuole recuperare il suo passato senza divenire sonnolenta città-museo, ma conservando la spinta economica che ne determinò l’identità.

I suoi ottimi esempi di architettura civile si compongono in un insieme armonioso. Ma anche fuori dalle mura si trovano esempi architettonici di straordinaria eleganza, come villa Pisani eretta su disegno del Palladio. O quell’elegante casino di caccia detto Loggetta del Veneziano.

Cuore della città è Piazza Vittorio Emanuele II, ideale scenografia per il Duomo, che è un vero centro dei ricordi cittadini.

Oltre che per la pala del Veronese, andrebbe visitato solo per la tela sulla battaglia di Lepanto, tanto fedele nella descrizione delle navi da essere ritenuta un ex-voto di combattenti montagnanesi a quella storica vicenda.

Nell’orbita di Padova…

Queste memorie, oltre a Venezia, ci riportano spesso a Padova, la città su cui gravitano anche i più illustri esponenti della cultura rinascimentale cittadina, che qui ebbe una buona fioritura.

Si possono citare il pittoresco Jacopo da Montagnana, Tifi Odasio padre della poesia macaronica, oltre ad Alvise Lamberti, architetto e scultore che lavorò anche a Mosca.

È pure sede di ricordi cittadini la chiesa di San Francesco, di cui si sono recuperati gli affreschi originali.

Si è progettato inoltre il restauro del Palazzo del Municipio, particolarmente significativo perché fu la sede della Magnifica Comunità che segnò la svolta storica di Montagnana, da città fortezza a centro commerciale proiettato sul territorio dell’antica sculdascia longobarda.

…e in quella di Venezia

Si costituì con la dominazione veneziana, quando la città trovò la sua identità, quella che ora sta recuperando.

Proprio in seguito a questa nel 1497, revocata la scomunica sull’usura, arrivò anche qui San Bernardino a fondare un Monte di Pietà, che veniva a sostituire i banchi ebraici presenti fin dal Trecento.

La mutata identità cittadina non escludeva però il rapporto col passato medioevale: per questo le mura vennero salvate diventando segno distintivo nei confronti della campagna circostante.

Nella nostra epoca il richiamo medioevale avviene, oltre che attraverso le mura, anche nel Palio dei 10 comuni, che si richiama alla liberazione dalla tirannide di Ezzelino III da Romano, lo stesso che dette alle mura l’attuale struttura.

Pare che ad Ezzelino tocchi sempre il ruolo del tiranno sanguinario, sulla scia di una storiografia che lo accusava delle stesse nefandezze che praticavano gli altri signori del tempo, non riconoscendo mai, invece, l’assoluta novità della sua cultura politica e militare, quale vicario imperiale di Federico II Stupor Mundi.

Ma queste leggende fanno parte della storia non ufficiale di ogni città, come la vicenda di Giulietta e Romeo che a Verona ormai è diventato fatto storico.

Non è forse un caso che Zeffirelli venne proprio sulle mura di Montagnana a girare il suo film sui due amanti shakespeariani.

Il Palio di Montagnana

Attorno a queste mura, dal 1977 si corre il Palio di Montagnana. Dieci fantini con le insegne dei dieci comuni della sculdascia cavalcano sena sella cercando di vincere un pallium decorato da un artista moderno.

Al secondo toccherà un gallo.

Al terzo un melone.

Ma forse daranno loro anche qualche altra cosa, visto che ora la vita è più cara che nel Medioevo.

Nell’occasione si fa anche una mostra d’arte e ‘Teatro in piazza‘, con testi letterari duecenteschi nell’Arena Martinelli-Pertile con la collaborazione del Prototeatro.

È un segno dell’intensa attività teatrale che caratterizza Montagnana, che tiene ottime stagioni al teatro Bellini, quello in cui cantarono anche i due tenori montagnanesi a cui è dedicata l’arena posta a ridosso delle mura.

In questo clima fervido di proposte teatrali si inserisce anche Athanor, il gruppo ultra/teatrale.

Altre manifestazioni

Le altre manifestazioni annuali di Montagnana si rivolgono a recuperare in senso moderno un passato più recente. Come la mostra mandamentale dell’artigianato, rassegna delle notevoli potenzialità artigianali della zona, specializzate nel mobile in stile antico.

Oltre che della ceramica, dei serramenti, e della lavorazione del ferro.

In questo senso si tengono anche le mostre dell’antiquariato (a latere di quella di Casale di Scodosia) e quella filatelico-numismatica.

Ha invece carattere di contatto col territorio la Marcialonga veneta di 100 km, omologata Gamba d’argento che si svolge attraverso i Colli Berici o Euganei. Cioè, attraverso le aree del Consorzio del Prosciutto.

Un carattere del tutto popolare ed eminentemente cittadino ha invece la festa patronale dell’Assunta, che si tiene a ferragosto attorno al duomo, con le attrazioni popolari dei vecchi tempi. Tempi che ci riportano ai Ricordi di Bepi Famejo che, con le sue pagine in dialetto, è divenuto una memoria popolare della città.

Montagnana però guarda anche a più lontano, e cerca frequenti scambi culturali con paesi esteri, che verranno favoriti e aumentati dalla costruzione della nuova superstrada Monselice-Legnago, che qui tutti attendono.

Largo respiro

Per strano che possa sembrare, in questa città alcuni sembrano auspicare la confusione delle metropoli e hanno molto apprezzato che a Montagnana nel 1988 fosse dedicato un servizio su ‘Moto Sprint‘, ma non tanto che venisse intitolato Distensione.

Il locale Moto Club ha quindi colto l’occasione per riaprire una pista di speedway e organizzarvi una competizione internazionale.

Molto più intonati al tono elegante che ancora traspare dalla città, sono invece i concorsi ippici che vi si organizzano.

La tradizione dell’equitazione si fonda su una stazione di incremento ippico, e ci sono progetti per costruire un residence per cavalli.

Oggi…

Ci dispiace, per coloro che auspicavano la confusione della metropoli, in Montagnana. Trent’anni dopo, possiamo dire che devono essere rimasti delusi.

Purtroppo (o per fortuna), la città ha mantenuto quell’aria placida, tranquilla. In certe ore del giorno, in pieno centro storico, vi vedono davvero pochissime persone, tanto da dare al visitatore un senso di desolazione.

Questo non toglie nulla al fascino di questa città murata.

Anzi.

Montagnana

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