Tudaio il Re e il Monte – Leggende venete

6 Gen 2019Curiosità0 commenti

Come ogni luogo in questo mondo, anche il Veneto ha le sue leggende. Queste, come le tradizioni, rischiano di scomparire nell’oblìo. Per questo motivo Dino Coltro le studiò con passione, tentando di mantenerle vive con la memoria scritta.  Oltre che con i suoi libri, egli fu chiamato a contribuire nelle pagine della rivista Veneto ieri, oggi, domani. Lo fece nel febbraio del 1990, raccontandoci del Tudaio.

Il Monte Tudaio non è tra i più conosciuti in Cadore. Eppure, è oggetto di un’antica leggenda, che risale all’antico popolo degli Euganei. Popolo esistente prima dell’arrivo del mitico Antenore, leggendario fondatore della città di Padova.

Sulla vetta, inoltre, c’è il Forte Tudaio. Costruito nel 1905, e utilizzato nella prima guerra mondiale ’15-’18, la Grande Guerra.

Il Monte Tudaio e Antenore

Nell’alto Cadore, nel cuore delle Dolomiti Orientali, il monte Tudaio si erge gibboso verso il cielo e racconta nelle notti di luna, la sua antica storia alle genti della montagna.

Un tempo, ani anorum fa, un’unica valle ampia e verdeggiante, congiungeva il Cadore al Comelico. Allora il monte Tudaio non esisteva ancora.

Al suo posto sorgeva Euganea, la città dei popoli euganei, costretti a rifugiarsi da Antenore, dove il fiume Ansieri si mescola al Piave. Antenore, sbarcato nelle terre del Delta dopo la caduta di Troia, spinse verso i monti la popolazione indigena. I colli sulla pianura padovana, prendono il loro nome.

Il Re degli Euganei e la giovane Soandre

Tudaio era l’ultimo discendente dei re degli Euganei. Dotato di una forza così grande da essere considerato un gigante. Più volte aveva salvato la città dagli attacchi dei popoli vicini, che tentavano di impossessarsi di Euganea e delle sue ricchezze.

Tudaio era invincibile, e con lui la città e il suo popolo.

Il giovane re amava, ricambiato, la bella Soandre, bionda figlia di un capo tribù, che aveva fissato la sua dimora sui verdi pascoli di Doana, sopra Laggio e Lorenzago, a cavallo fra Cadore e Carnia.

Il padre della fanciulla però, non vedeva di buon occhio un simile amore. Non riusciva a concepire l’unione di due esseri così diversi. Lui enorme e ricchissimo, se pur giovane e buono; lei piccola e gracile, meravigliosa d’aspetto ma figlia di un povero capo di pastori e contadini.

Soandre era inoltre già promessa a un altro giovane, e la promessa a quei tempi era sacra.

Amore proibito

Così il padre aveva invitato Soandre a non incontrarsi con Tudaio. Ma i due giovani si trovavano spesso fra i boschi della Val Piova o in riva al fiume, e i loro incontri erano sempre più numerosi e pieni d’amore.

Una sera al ritorno dal bosco accompagnata da Tudaio, Soandre si sentì prendere per i capelli dal padre, che le gridò in faccia la sua proibizione, e minacciò Tudaio con l’arco teso:

“Sta alla larga da mia figlia se non vuoi morire colpito da questa freccia.”

I due giovani si separarono con la morte nel cuore, ma più tardi trovarono il modo di incontrarsi sulla bassa collina, oltre il fiume, dove nessuno li avrebbe visti.

Almeno così pensavano.

Colpito alla schiena

Invece, se ne accorse il padre che seguì la figlia di nascosto. I due innamorati si erano fermati sull’erba fresca di un prato, ai margini del bosco, e il re gigante accarezzava teneramente Soandre, poggiata sulle sue ginocchia.

Suo padre balzò fuori da una macchia di baranci e puntò l’arco al petto del giovane.

“No padre, non farlo! Egli è tutto per me…”, esclamò la ragazza, che tentava di far scudo col proprio corpo a Tudaio.

“Lascia perdere Soandre. Se volessi potrei stritolarlo, ma è pur sempre tuo padre, perciò lo perdono.”, e allontanandosi, il giovane scese il crinale, lungo il sentiero che portava ad Euganea.

Ma il vecchio, corroso dall’ira, fece scoccare la freccia che colpì mortalmente il giovane alla schiena.

Egli stramazzò tra i mughi, guardando con gli occhi sbarrati la dolce Soandre, che gli cadeva vicino colpita da una freccia al cuore.

Sul luogo cadde un profondo, arcano, silenzio.

Si alza il monte

Allora la schiena del gigante prese a ingrossarsi. Si gonfiò come una gobba immensa. Alzandosi verso il cielo carico di nubi rossastre e di lampi.

Intanto il gigante si era pietrificato, mentre ai suoi piedi spirava la dolce Soandre.

Poi, tutto ritornò calmo. Se ne andarono le nuvole. Tacquero i tuoni. Si spensero i lampi. E in fondo alla valle apparve un monte gibboso che prima non c’era.

Ai suoi piedi scorreva un torrentello cristallino che scendeva verso il Piave, con un continuo, debole, lamento…

Ancora oggi il monte Tundaio è lambito a meridione dal Rio de Soandre, che accarezza le sue pendici, ripetendo un antico gesto d’amore.

Oggi…

Oggi la schiena di Tudaio è percorribile, per ammirare il panorama, visitare il forte militare, ricordare questa leggenda, e godere di ciò che muove il Sole e tutte le altre stelle.

Monte Tudaio

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