Arco del Falconetto di Villa Cornaro Benvenuti

9 Nov 2018Architetture0 commenti

L’articolo sull’Arco del Falconetto fu inserito -nella rivista– alla categoria ‘Veneto da salvare‘. Quì Sileno Salvagnini segnala la decadenza dell’opera d’arte architettonica progettata da Giovanni Maria Falconetto [Venezia 1468 – Padova 1534], architetto, pittore, scenografo. Progettista anche della Loggia Cornaro a Padova, appena a nord-ovest della basilica del SantoA Padova si dice solo 'Il Santo'. Non serve farne il nome. Tutti sanno che ci si riferisce a Sant'Antonio..

Villa Cornaro Benvenuti è naturalmente vincolata, e censita presso l’Istituto Regionale Ville Venete, con una scheda consultabile.

Introduzione

Ritornato parzialmente all’oblio dopo l’interesse che fra anni sessanta e settanta [del ‘900. N.d.R.] studiosi come il Fiocco, Emilio Menegazzo e Giulio Alvarez Bresciani gli avevano dedicato, e dopo la risposta del gruppo di appassionati che nel 1986 ha dato vita a un Comitato per la sua salvaguardia, l’Arco trionfale edificato in quel di Este da Antonio Maria Falconetto (1468-1534) all’inizio del secolo Decimosesto aspetta malinconicamente nuovi atti d’amore che ne arrestino la lenta ma inesorabile agonia.

Si tratta di un’opera poco conosciuta ma di grandissima importanza culturale, tanto da far pronunciare l’anno scorso [1989. N.d.R.] a Federico Zeri queste parole: “Mi sembra un monumento assai importante per la storia dell’interesse rinascimentale verso l’archeologia romana, in quanto combina elementi dell’Arco di Tito a Roma (com’era visto allora) con quelli di un altro monumento romano ignorato nel Rinascimento, il cosiddetto Arco di Giano Quadrifronte al Velabro. È da augurarsi possa esser salvato, poiché presenta caratteristiche assai inconsuete…”.

Loggia Cornaro a Padova

Arco del Falconetto: l’origine

La storia dell’Arco estense inizia col sodalizio fra l’architetto veronese Alvise Cornaro e Angelo Beolco detto ‘Ruzzante’. Nel 1964 il Menegazzo ha riportato alla luce un documento: la stipula di un contratto datato 2 novembre 1525. Vi si parla di un incontro avvenuto a Este fra il grande umanista veneziano e il drammaturgo di Padova, “in burgo Calisvici”, nella casa dei nobili Cornaro, posta “super montem”.

Non si può affermare con esattezza se a quella data l’Arco del Furlanetto fosse stato realizzato. Mentre è certo il terminus a quo del 1566, allorché un disegno del Lonigo lo pone bene in vista. Se la sua somiglianza con l’arco centrale del primo ordine della Loggia Cornaro di Padova è fuori discussione -specie con le Vittorie alate che ne ornano l’archivolto-, più complessa risulta la datazione.

Cosa dissero gli studiosi

Per il Menegazzo difficilmente esso potè venir realizzato prima del 1525. Il Bresciani Alvarez invece (1980), integrando dati d’archivio con valutazioni stilistiche, lo attribuisce circa al 1521 o a un periodo immediatamente successivo al viaggio compiuto a Roma da Cornaro e Falconetto. Viaggio avvenuto verosimilmente prima del 1524, anno di costruzione della Loggia di Padova.

Se si analizzano infatti gli stilemiIn linguistica, un elemento formale che distingue la particolare scrittura di un autore (il cosiddetto usus scribendi), il modo particolare in cui è scritta un'opera, come nel caso dell'epica dove gli stilemi non cambiano e ricorrono molte volte, o nello stile della poesia popolare e di altri generi dell’Arco estense, la fonte iconografica maggiore cui deve aver attinto l’architetto (sotto la guida del Cornaro. Non si dimentichi che a quell’epoca il committente era, se non l’ideatore esclusivo, di certo l’ispiratore principale dell’architettura) è il già ricordato Arco di Giano Quadrifronte, del quale Falconetto aveva fornito una reinterpretazione pittorica in Palazzo d’Arco a Mantova.

Se vi è sostanziale concordanza sul periodo di costruzione, permangono invece numerose zone d’ombra sulla destinazione d’uso dell’Arco di Este.

Uso dell’Arco del Falconetto

E’ verosimile che, a fronte di un più generale recupero dell’antico, esso fungesse da frons scenae (Bresciani Alvarez) di un Teatro all’aperto. Primo passo, forse, verso quel ‘teatro all’antica di pietra perpetuo’ -per dirla con Cornaro- di cui la Loggia di Padova costituirà il degno sviluppo.

L’ipotesi sostenuta a suo tempo dal Fiocco (1965), troverebbe conferma in una testimonianza non sospetta dei primi del Novecento, quando l’archeologo Alfonsi riferì di aver trovato, non lontano dall’Arco estense ”una massiccia costruzione di muri e una grande piattaforma di figura rettangolare con un risalto a guisa di scalini e uno più interno semicircolare, formata con pietre trachitiche fortemente cementate, poggianti su un ammantellato di ciottoli”; reperto che presentava a suo dire tutte le caratteristiche “di una costruzione veneziana [per cui] poteva essere una di quelle prospettive architettoniche che ornavano i giardini”.

Purtroppo l’Alfonsi, che stava compiendo scavi sui paleoveneti, non ritenne utile approfondire le indagini e procedette a demolire tale costruzione.

È più che probabile che Cornaro e amici, al termine delle battute di caccia nel podere estense, allestissero qualche rappresentazione teatrale. Non va scordato infatti che per gli umanisti di quell’epoca rifare il teatro secondo i dettami di Vitruvio non significava recuperare romanticamente l’antichità ma ricreare il gusto degli antichi, costruire un’unità aristotelica di tempo e spazio che riflettesse la razionalità della ‘natura’ e, in particolare, del microcosmo umano.

L’Arco del Falconetto, oggi

Purtroppo i tempi sono mutati. Per cui oggi si assiste alla dissipazione progressiva delle Vittorie Alate, e delle nicchie di questo insigne monumento, edificato in delicata pietra di Nanto.

La costituzione del Comitato per la sua difesa ha favorito la raccolta fra la cittadinanza estense di una modesta somma che almeno ha permesso di improvvisare una parziale difesa dagli agenti atmosferici, previa autorizzazione della competente Soprintendenza.

E’ auspicabile che ora vengano reperite le poche decine di milioni [in Lire. N.d.R.] necessari per il suo definitivo restauro. Somme che potrebbero essere procurate sia dall’Amministrazione comunale, fin qui poco sollecitata ad intervenire in prima persona, sia da qualche mecenate non insensibile al fascino della memoria perduta.

Degrado delle Vittorie Alate

Arco del Falconetto

Visite

L’Arco del Falconetto è affacciato sulla pubblica via.

All’interno, è visitabile il parco su prenotazione.

Telefono: 347 – 700.38.89

email: info@scautesteonlus.org

Fonte visitabilità: Scheda irvv

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