Strada del Prosecco nata dalla fantasia

2 Dic 2018A Tavola0 commenti

La strada del Prosecco è ormai molto conosciuta, ma non è sempre esistita. Nacque dall’idea di qualcuno. Giovanni Vicentini ne raccontò la storia, nelle pagine della rivista; nel lontano febbraio del 1990.

La Strada del Prosecco

“Il terreno e il paese, non l’uva, fanno la differenza dei vini”

Così scriveva Plinio, ed è una verità che la Strada del Prosecco in provincia di Treviso può dimostrare a quanti vogliano percorrerla fino in fondo.

La prova del nove è facile da trovare fra i colli di Conegliano e Valdobbiadene, ai piedi delle Prealpi venete.

Qui la vite non solo è tutto uno spettacolo della natura, ma è anche un perno, un volano non secondario dell’economia del luogo.

L’industriosità di produttori e di trattori ha saputo ammantare di viti le benedette rive dei colli. Sotto la protezione di santi stagionati come i loro nomi, ma non per questo meno larghi di favori come San Vigilio, San Gallo e via dicendo. Guardando verso la piana della Sernaglia, il Piave e il Montello e creare una costellazione di Aziende, e perché no, di pubblici esercizi dove si può bere il famoso Prosecco, il vino -è da supporre- caro a Cima da Conegliano.

Non solo, ma mettere sotto i denti anche certi ‘spiedi’ fatti sulle braci da osti del buon tempo antico, oppure il formaggio di latteria e la Sopressa saporita, propri magari di quella eclettica taverna all’aperto di Col San Martino, vicino a Pieve di Soligo, tra legni e ragnatele, che si apre quando c’è lui, Aldo Giotto, personaggio d’altri tempi, per la delizia vostra, ma anche sua.

Chi ha avuto l’iniziativa?

A chi spetta l’iniziativa di questa strada, la prima nata in Italia intitolata a un vino?

A tre trevigiani di buona memoria: Italo Cosmo, Bepi Mazzotti, e Giuseppe Schiratti; che, innamorati della loro terra e sostenitori a oltranza dei vinattieri compaesani, si sono trovati d’accordo sul come far meglio fruttare i talenti di questa grande vigna della Marca.

Nel comprensorio che la strada del prosecco attraversa, opera un Consorzio del Prosecco con il compito di vigilare affinché non siano posti in vendita con il nome di ‘Prosecco dei Colli di Conegliano-Valdobbiadene’ vini che non ne abbiano l’origine e le caratteristiche.

Si occupa inoltre della promozione per lo sviluppo e il miglioramento della produzione.

Certo che il Prosecco di venti o trent’anni fa [l’articolo fu scritto nel 1990. N.d.R.], occorre dirlo, aveva un’altra stoffa. Più personalità. Poiché le nuove tecnologie gli hanno dato un abito festivo, ma fatto in serie.

Il vino Prosecco

Ma che vino è, il Prosecco?

Un vino che canta in bocca. Il prof. Tullio De Rosa, vissuto a Prosecco, ne parla così:

“La gioventù è la sua bandiera, come l’anziana austerità potrebbe, invece, per ben altre ragioni, essere il pregio di un rosso Barolo.”

Il maestro aggiunge:

“Quantunque il Prosecco sia già gustoso poche settimane dopo la fine della fermentazione, e migliori via via durante l’inverno, ecco trova il suo punto di equilibrio e di massimo apprezzamento, a fine primavera; punto che conserva per altro per alcuni mesi, dopo di chè, dal successivo autunno in poi, ne è evidente il declino. Il caratteristico profumo di fiori d’acacia o di glicine, scompare. Si iniziano fenomeni di lenta maderizzazione.”

Quanti tipi di Prosecco?

Il catalogo ufficiale ne distingue due tipi: uno di Conegliano, l’altro di Valdobbiadene; caratterizzati da un diverso uvaggio.

Il Prosecco si presenta in due distinte versioni: asciutto o amabile, e frizzante o spumeggiante; diversi per profumo e sapore. Il primo è delicato, il secondo più fruttato.

Un sottotipo spumante è il Cartizze che prende il nome dalla collinetta attorno a San Pietro di Barbozza.

Ai giusti livelli è una vera e propria ‘griffe’ e questo spiega le tante, troppe, imitazioni.

Ne è passato di Cartizze… sotto i ponti, dai tempi in cui la Serenissima ritirava la licenza di commercio a chi commetteva ‘malitias et falsitates’.

L’originale

Dove si trova oggi, l’originale?

Dall’amico, e a patto che sia un amico vero.

Ci sono poche marche, di tutta garanzia.

Ogni anno la Confraternita del Prosecco, gelosa custode delle tradizioni, assegna la sua etichetta a un certo numero di bottiglie a concorso.

Assicurarsele è un terno al lotto.

Come è un privilegio essere da lei cooptati fra i Nobilissimi Cavalieri.

Corre voce che il giorno delle Nozze di Cana, il prossimo mese, aprirà le porte al Ministro dei Trasporti Bernini [1990, ndr].

Forse la scelta non è casuale: chissà che attraverso di lui il Prosecco non dia un pò più di spinta alle Ferrovie dello Stato.

Valdobbiadene

Conegliano

Collina del Cartizze

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